Se sarà eletto, le priorità nei primi cento giorni da sindaco.
Una “Due diligence”, cioè una verifica dei conti dell’amministrazione comunale e di tutte le partecipate. Senza alcuna volontà di criminalizzazione, ma per una questione di trasparenza. Direi che è quasi una azione zero, quindi me ne riservo tre, di priorità. La prima è la messa in vendita delle case pubbliche del Comune, con una forte “moral suasion” nei confronti dell’Ater, in maniera tale che gli inquilini diventino proprietari. Il tutto avviando anche una grande opera di manutenzione delle case: chi vuole, paga di più e ha la manutenzione. Seconda priorità: una forte attenzione agli anziani. Che significa non farli sentire soli. Non solo assistenza, aiuto nella spesa, ma anche telefonate quotidiane, come fanno a Mirano. Terzo, Porto Marghera. Subito il tavolo inter-istituzionale Comune, Provincia, Regione, Governo per dire: stavolta si fa sul serio. Bisogna prendere delle decisioni su porto, bonifiche, ambiente.
Spoil system: è per un ricambio radicale delle società partecipate del Comune o no?
“Io dico: fuori la politica partitica dalle aziende. Non la politica, ma i partiti. Non metterò nessun mio direttore né mio funzionario né mio amico né al Casinò né in altre aziende. Non metterò i trombati della politica né del sindacato. E non prenderò in giro i professionisti facendomi dare i curricula da usare come foglia di fico per poi prendere i miei amichetti. Prenderò i migliori”.
Azzererà tutti i cda?
“Ci sono dei contratti, ma chiederò a tutti di dare le dimissioni, riservandomi di respingerle o meno”.
Che idea si è fatto della gestione del Casinò?
“L’assetto è erariale, non è possibile venderlo. Già anni fa ho proposto per le aziende la formula del blind trust: si definiscono le regole, si affida – con una gara, un bando – la gestione. Mi preoccuperò di avere il massimo del gettito, il rapporto col territorio, le garanzie occupazionali. Ma fuori la politica”.
Vicesindaco: ha detto che per la formazione della giunta deciderà dopo il voto e sulla base dei risultati. La Lega ha reagito in modo piccato.
“Forse è stato un fraintendimento. Pdl e Lega governano in Provincia, molto probabilmente anche in Comune di Venezia. Ci sono delle regole del gioco: chi ha il vertice divide la seconda posizione con l’altro partito della coalizione. Nessun problema a dire che l’altro grande partito della coalizione non potrà non avere, se lo vorrà, il vicesindaco”.
Con lei ministro, alla fine governerà la Lega in città.
“No, conta la qualità dell’azione politica e amministrativa, come leadership. Che è del sindaco. Gli altri sono suoi delegati e le deleghe come si danno possono essere tolte”.
Nel caso di elezione starà a Ca’ Farsetti o a Palazzo Ducale?
“Non capisco l’ironia di questa domanda. Il sindaco di Roma non sta al Campidoglio? E quello di Firenze a Palazzo Vecchio? Il trasloco da Palazzo Ducale a Ca’ Farsetti avvenne nel 1823 non per ragioni simboliche ma per ragioni di restauri e di riscaldamento. Tra l’altro sono spazi già nella disponibilità del Comune: non si sfratta nessuno”.
Cacciari ha detto che, con questa Lega, Brunetta non riuscirà a governare.
“Lui sì che se ne intende”.
E’ aperta la questione sul quadrante di Tessera, la Lega ha annunciato un esposto.
“Sul Quadrante di Tessera ho detto subito sì all’oggetto, ma che sui modi, qualità, quantità è tutto da rivedere. Ci riserviamo, in piena sintonia, di rivedere non la scelta del Quadrante, che è strategica, ma gli aspetti urbanistici e commerciali. Il Quadrante deve completare Mestre, non cannibalizzarla. E neanche cannibalizzare Marghera”.
Con Cacciari i rapporti tra Comune e Regione sono stati a corrente alternata. Tra lei e Zaia come sarebbe?
“Non ho apprezzato gli atteggiamenti di Cacciari nei confronti della Regione e del Governo sulle grandi opere, Galan ha avuto anche troppa pazienza. Zaia lo conosco bene da due anni, ho profonda stima di lui: è secco, essenziale, leale. I nostri programmi, per le parti comuni, sono coerenti. E conto sul tavolo inter – istituzionale per le scelte strategiche. Faccio un esempio: la laguna. Sulla laguna hanno competenze il Comune, la Provincia, la Regione, lo stato. E il risultato è il caos”.
Appunto: non sono troppe le competenze?
“E io penso di fare un testo unico. E chiedere un commissario per dirimere i contenziosi e i conflitti sulla navigazione in laguna”.
La Chiesa veneziana in questa campagna elettorale si è tenuta molto distante. Ha incontrato il patriarca?
Il giorno stesso della presentazione del mio programma, prima di andare a Ca’ Farsetti, sono andato dal Patriarca, gli ho illustrato i miei progetti, ci siamo scambiati dei libri. Ho trovato un interlocutore attento, competente. Spesso concordo con le idee del patriarca. A volte no. Ad esempio io dico che Venezia è in declino, lui dice di no. Mi piacerebbe approfondire e spiegargli perché, da economista, dico che Venezia è in declino”.
Sulle unioni di fatto la giunta Brunetta assumerà delle scelte o se ne starà alla larga?
“Niente welfare per le coppie di fatto. Al patriarca ho spiegato i miei DIDORE’ (DIritti e Doveri di Reciprocità dei conviventi, ndr), un testo con tutte le norme esistenti per le coppie di fatto ma senza oneri per lo Stato. Niente punteggi privilegiati, niente pensioni reversibili per le coppie che non sono famiglie.
Orsoni ha detto che non prenderebbe nessuno della giunta Cacciari. Brunetta metterebbe qualcuno dell’attuale giunta nella sua amministrazione?
“Sono pragmatico e laico: se troverò nei cassetti buoni progetti non li butterò via perché “inquinati” dalle mani del mio predecessore. Vale anche per gli uomini. Non tanto gli uomini della giunta, ma funzionari, dirigenti: gente seria ce n’è molta”.
Mingardi l’ha già preso.
“Per nulla. Mingardi ha condiviso il mio programma, ha detto che si sentiva libero dopo che Cacciari non si era ricandidato”.
Tram: lo demolisce o lo finisce?
“Un prodotto che ha diviso in maniera così feroce la città deve essere ripensato. Critiche ne ho sentire persino da Orsoni. Anche sul tram, e in tempi brevi, va fatta una “due diligence”: analizzare costi e benefici, vedere se è possibile una soluzione di sintesi”.
L’avrebbe fatta la battaglia sul Villaggio Sinti?
“Sì, l’avrei fatta. Io non voglio i ghetti, voglio l’integrazione”.
Nel suo programma 100mila nuovi abitanti, 50mila posti di lavoro: in concreto come si fa?
Perderli o acquistarli, è la stessa cosa. Porto Marghera ha perso oltre 30 mila posti di lavoro in trent’anni: perché non può esserci un piano che riporti lavoro? Al Lido si sta spendendo un miliardo di euro di opere, si aumenterà la produttività del “sistema” Lido: perché non fare 10, 20 operazioni come quella? Altro intervento, la Cittadella della giustizia. E’ un “fontego”, di cui parlo nel programma. Operazioni così se ne possono fare dieci, venti, trenta. Portano nuovi veneziani, aumentano la base economica”.
Come si coniuga la riconversione di Porto Marghera con progetti come quelli di Sg31 e Alles?
A Marghera si bruciava tutto e nessuno protestava, queste cose si sono sempre fatte. I progetti in atto, ancora sub iudice, hanno certo l’aumento del potenziale, ma hanno la selettività. Etica politica, l’ho già detto, vorrebbe che queste cose non fossero usate in campagna elettorale come corpi contundenti. Il nuovo consiglio comunale dovrà esprimersi in maniera esplicita e decidere, possibilmente con larga maggioranza, se sì o se no. Questo è l’impegno che io ho preso, sia che vinca sia che perda. Ma la mia Marghera certamente non è una pattumiera: dalla mia Marghera va fuori il petrolio, va fuori il carbone. Si fanno le bonifiche. Nella mia Marghera o si fanno gli investimenti sui cicli “delicati” della petrolchimica per cui non sono più pericolosi o si chiude. La mia Marghera è il futuro”.
Attività in produttive in centro storico: come salvaguardarle?
“Sburocratizzando. L’amministrazione comunale deve essere amica degli artigiani, non matrigna. Ho visitato la cantieristica della Giudecca, tutti mi hanno detto che passano metà del loro tempo in burocrazia, in bastoni tra le ruote che l’amministrazione gli mette”.
Quanto costa una campagna elettorale per diventare sindaco di Venezia?
“Esattamente non lo so, ma per legge ala fine si deve pubblicare tutto. Ma io credo che più che la quantità, conti la trasparenza: ho fatto un cartoncino con gli estremi della normativa, le modalità, i limiti per versare contributi. I soldi stanno affluendo, mai in maniera sufficiente ovviamente, spero che intervenga poi alla fine il partito che non ha anticipato assolutamente nulla, ho anticipato io”.
Perché regala “ciapini”, le presine da cucina?
“Ah, io ho costruito una filosofia del “ciapino”. Il gadget elettorale – la penna, il fischietto… – è una delle cose più stupide che si possano fare, il gadget non fa simpatia, anzi, è visto come uno spreco. Il “ciapino” invece fa simpatia e soprattutto è utile: non ho mai visto rifiutarne uno nei miei giri elettorali. Anche il più antagonista, il più rosso dei rossi, magari lo gira per non vedere la scritta Brunetta sindaco, ma lo prende perché è utile. E’ un “long seller”.
Al prossimo consiglio dei ministri ritroverà Zaia e troverà anche Galan?
Per quello che so io, ma non sono un giurista, se Zaia diventa presidente della Regione mi pare ci sia incompatibilità con la carica di ministro. Né ho partecipato sugli accordi fra Berlusconi e Bossi, quindi non posso avere né in un caso né nell’altro una expertise diretta. A me piacerebbe molto che ci fosse Galan”.
Trasporti pubblici, perché Imob non le piace?
Perché è un sistema inefficiente, barocco. La strada è quella giusta: l’innovazione. Ma per come è stata realizzata non è dalla parte della gente”.
Ha detto che se perde non resta a Ca’ Farsetti.
“Il capo dell’opposizione l’ho già fatto per cinque anni, l’ho fatto con grande intensità, grande responsabilità,sono stato tutt’altro che assenteista. Non lo rifaccio. Penso che altri possano farlo. Mi rendo conto che è una cosa sgradevole, però nella posizione in cui sono sarebbe ipocrita dire il contrario. Ma penso che questa eventualità non si ponga”.
Olimpiadi Venezia 2020, tanti dicono che la partita con Roma è già persa.
“Io la battaglia la faccio fino in fondo, l’ho già detto quasi con aria minacciosa al mio amico Alemanno l’altro sabato a Roma. Direi che la battaglia non è persa. E non è persa soprattutto se vinco io”.
Parliamo della giunta…
“Potete credermi o non credermi: non ho messo assolutamente testa a questo tema. E’ tanto importante vincere, e vincere bene possibilmente, che non mi sono posto problemi di questo tipo”.

Alda Vanzan

Da “Il Gazzettino” 25.03.2010